Un cappuccino, che sa di tutto tranne che di latte e caffè, e una brioches che spero abbia meno calorie di un muffin. Questa è la mia colazione di stamattina: niente di che, ma il sapore diventa meraviglioso se espando i miei pensieri e mi ricordo che lo sto bevendo nella città che ho sognato per così tanto tempo.
Sono a New York. I'm in New York. N-E-W - Y-O-R-K.
Sono già passati diciotto giorni da quando ho preso il mio primo taxi giallo, diciotto giorni da quando ho messo il piede sul suolo americano, diciotto giorni da quando mi sono scese le lacrime per la felicità e la stanchezza e ancora non so se fossero state date da un viaggio lungo quindici ore o da uno lungo sette mesi.
Ma che importa?!
Here I am.
Non so come racchiudere tutto questo tempo in poche parole, non credo di esserne capace. Ho vissuto emozioni che non potrei descrivere. Ho in testa lo stesso concetto che ha inventato Dante parlando di ineffabilità, una delle poche nozioni che mi ricordo dalle superiori perchè mi succede spesso di averci a che fare. Probabilmente proprio perchè non so scrivere, non riesco a trasformare e plasmare i miei pensieri.
Lo dice anche Carrie in una vecchia puntata di Sex and the City: "Tutti sanno avere pensieri profondi, ma è lo scrittore quello che riesce a buttarli sulla carta".
Beh, dopo questo excursus da Dante Alighieri a Carrie Bradshaw (per il quale Dante si rivolterebbe nella tomba e la mia profe di italiano confermerebbe tutti i 5 ai miei temi), posso solo dire che io non sono una scrittrice e questo spazio vuole solo essere un luogo di pensieri mescolati a caso per chi ha voglia di sapere quel che succede da queste parti.
Per il momento chiudo qui, più che altro perchè mi si sta scaricando la batteria del pc.
Cercherò di scrivere regolarmente così da dedicare più tempo alle singole esperienze.
Cappuccino e brioches finiti.
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