Non so nemmeno come iniziare questo nuovo post. Vorrei parlare di quello che è stato vedere Ground Zero e visitare il 9/11 Memorial Center, ma è molto difficile trovare le parole adatte per spiegare in minima parte quello che ho provato. Farò quel che posso.
In un pomeriggio decisamente ventoso, usciamo dalla metro alla stazione del World Trade Center.
Il forte rumore che ci circonda è quello delle gru in azione e delle centinaia, o forse migliaia, di operai che lavorano alla ricostruzione. E' il rumore dei newyorkesi che non vogliono dimenticare. E' il rumore che caccia via il silenzio dopo la distruzione. Non cessa mai, si lavora ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette.
Arriviamo al Memorial e lascio all'ingresso il mio solito cinismo, lì non lo lasciano entrare o forse è proprio lui che si rifiuta. Non c'è posto tra quelle pareti per cose del genere.
I muri e i pannelli sono ricoperti di testimonianze, piccoli pezzi di storia, piccoli pezzi di vite. Una parte è tappezzata di volantini con fotografie che riportano tutti la scritta "MISSING" scritto a grandi lettere, l'altra mostra alcuni cimeli sopravvissuti alla voragine di polvere e cemento. E poi le testimonianze sui pannelli. Tutto diventa ad un tratto reale e le lacrime iniziano a scendere da sole. E' impossibile fermarle. E' impossibile pensare che il Male esista davvero e che si sia portato via tutto al World Trade Center. Forse non proprio tutto: ha lasciato un seme di speranza e tanta voglia di rialzarsi. Lo percepisci tutt'intorno, dai disegni dei bambini, dai fiori lasciati agli angoli delle strade, dagli operai di Ground Zero che escono dal lavoro col sorriso e l'orgoglio negli occhi, dallo stesso memorial dal quale te ne vai con un solo pensiero.
New York. Non dimenticherà mai. Sboccerà più forte di prima.
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