New York è quasi quieta a quest'ora della mattina, non la si può definire silenziosa però, quello non lo è mai.
Con un po'di ritardo partiamo su questo enorme bus del dopoguerra con un autista cinese che accelera e decelera circa sessanta volte al minuto e la colazione non tarda a farsi sentire nello stomaco.
Vorrei appisolarmi, date le tre ore di sonno, ma non riesco. Sono troppo curiosa di vedere cosa c'è al di fuori di Manhattan. E cosa scopro?
C'è una zona industriale incredibile, fabbriche, ponti, cisterne più grandi di Gozzolina, gru, circonvallazioni di strade che sembrano labirinti. Poi inizia la campagna.
I colori. Ecco cosa mi è rimasto impresso sul serio: i colori. Gli alberi creano questa raggiante fantasia di gialli, rossi e arancioni che è quasi difficile da immaginare, bisogna vederla. Ogni tanto spunta una fattoria col fienile come quello di Clark Kent in Smallville oppure una piccola distesa di casette prefabbricate tutte uguali.
Questo incanto dura un paio d'ore, l'altra metà del viaggio l'ho passata sognando sul serio.
Finalmente verso mezziogiorno arriviamo a Washington. Pranzo veloce nel solito Mc, dato che i panini che ci eravamo preparati alle due della notte prima sono rimasti nel frigorifero, e si riparte subito verso il National Mall, il parco-viale monumentale lungo il quale si trovano i principali siti d'interesse.
La nostra passeggiata inizia passando davanti al museo di scienze naturali, ma raggiungiamo presto il Washington Monument, un obelisco di granito alto oltre 169 metri e circondato da tutta una serie di bandiere americane. Davanti a noi prosegue tutto il parco che termina con il Lincoln Memorial, ma facciamo una deviazione a nord per andare a vedere la Casa Bianca.
Michelle e Barack ci accolgono come se fosse casa nostra, ci fanno fare il giro delle camere e ci offrono un caffè caldo nella stanza ovale.......... sì, va beh, magari!!
Come tutti i turisti appollaiati lì fuori, facciamo la classica foto di rito, con i poliziotti che controllano che la gente non allunghi troppo le mani o faccia cose insolite. C'è un sistema di sicurezza incredibile, con elicotteri che pattugliano tutto il giorno i cieli e uomini della sorveglianza che non perdono di vista nulla, o almeno così sembra.
Continuiamo la nostra passeggiata lungo il National Mall ed arriviamo così al National War Word II Memorial, una struttura circolare, nel cui centro si trova una grande fontana, in cui si celebrano tutti gli stati degli USA e i loro caduti per la guerra. Un militare mi chiede di fargli una foto con un signore in carrozzella. Noto poco dopo che ci sono molti anziani sulla sedia a rotelle che indossano lo stesso cappellino e la stessa maglietta. Sono accomagnati da soldati o da volontari. Sono i Vietnam Veterans, quelli che la guerra l'han fatta davvero cinquant'anni fa. E inizio a pensare alle loro vite, alle loro storie, alla loro volontà di servire lo stato e di seguire la tanto ostentata freedom americana. Mi commuovo.
Poi però mi ricordo che sono contro qualsiasi tipo di guerra in nome di qualsiasi cosa, mi ricompongo e continuo la mia strada.
Costeggiamo la Reflecting Pool, una vasca d'acqua che ci separa dal Lincoln Memorial al quale arriviamo dopo una decina di minuti. E' una sensazione strana lasciarsi il monumento alle spalle e guardare verso l'obelisco, forse perchè lì, molto prima di me, sono successe cose che hanno segnato la storia. Sono infatti nel luogo dove Martin Luther King nel 1963 pronunciò il famoso discorso "I have a dream", dove nel '69 ci fu la più grande manifestazione contro la guerra nel Vietnam (ricordata anche nel film Forrest Gump) e dove ogni 4 luglio viene celebrata la festa dell'indipendenza americana.
Salgo i gradini che mi portano alle colonne ed entro nel monumento che celebra la grandezza di Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti. Al centro la sua statua alta sei metri lo raffigura seduto su un trono con lo sguardo assorto e pensieroso, rivolto verso il simbolo dell'Unione: il monumento a Washington.
Quello che mi colpisce è l'incisione sulla parete alla sua destra, scopro in seguito che è il discorso di Gettysburg che lo stesso Lincoln tenne per l'inaugurazione dell'omonimo cimitero dopo una sanguinosa battaglia della guerra di secessione. Le ultime frasi in particolare mi restano dentro:
"that from these honored dead we take increased devotion to that cause for which they gave the last full measure of devotion—that we here highly resolve that these dead shall not have died in vain—that this nation, under God, shall have a new birth of freedom—and that government of the people, by the people, for the people, shall not perish from the earth".
(che da questi morti onorati ci venga un’accresciuta devozione a quella causa per la quale essi diedero, della devozione, l’ultima piena misura; che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti invano; che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l’idea di un governo di popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra).
Un altro pezzettino di storia che fisso dentro di me.
Usciamo e facciamo il giro del monumento per contare le sue trentasei colonne, ci sediamo un attimo sui gradini per ammirare il panorama e ripartiamo per lo sprint finale: dobbiamo arrivare al Campidoglio esattamente dall'altra parte del Mall.
Intanto il sole inizia a calare e gli edifici di marmo bianco prendono tutte le sfumature del rosa. Vale anche per il Capitol che raggiungiamo dopo i tre chilometri che lo separano dal Lincoln Memorial. E' una struttura in stile neoclassico che ospita il congresso: la camera e il senato. E'imponente. Non saprei in che altro modo descriverlo. Penso al fatto che lì dentro si prendono alcune delle decisioni più importanti del mondo e mi vengono i brividi. Un po'anche per l'arietta fresca dopo il calar del sole. Ciò mi ricorda che abbiamo un bus da prendere.
Svelti torniamo da dove siamo venuti. Un ultimo sguardo da est ad ovest per salutare il National Mall e di corsa a Chinatown (ogni città che si rispetti qui ne ha uno!).
Salgo sul bus e ringrazio Washington per la squisita avventura che mi ha regalato.
1969
2010


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